ATLANTE DELL’ATTORE SOLITARIO – Capitolo uno La marionetta – Festival Natura dèi Teatri – LENZ FONDAZIONE – Parma 23 Novembre

La solitudine è condizione privilegiata dell’attore, perennemente in attesa di fonti creative e immaginative, di un senso del suo proprio agire, nella sua ricerca fuori dalla dimensione mondana, in direzione di luoghi e tempi universali. Verticalità del pensiero, inattualità e genealogia degli atti umani come fioriture della terra.
Qui il corpo dell’attore attraversa il tempo, segnato e trasformato dalle anime vi hanno trovato albergo, dall’accoglienza di voci ed esistenze altre e sconosciute dalle quali è stato abitato e conformato. Marionetta-attore, doppia solitudine per un’accoglienza essenziale di condizioni altrimenti irrappresentabili: inerzia e slancio, fissità e danza, aliti e soffi, l’inafferrabile dell’essere stesso. La parola poetica, muovendosi sui bordi dell’indicibile opera questa accoglienza, aprendosi agli echi della motitudine degli esseri animati, silenziosi o muti. A questo fantasma è permesso tutto.
Attore come fantasma che viaggia ne tempo incorporando e dando voce alle anime della contemporaneità sotterranea, oscura, ancora inattuale. C’è questo nella contemporaneità mondana: aver dimenticato l’umanesimo a favore dell’umanismo, esaltazione dei valori del solo essere umano a discapito dei valori stessi della natura, delle voci infinite che animano la terra e, ad uno sguardo più ampio, le stelle e l’universo.
L’attore è rappresentato come corpo disanimato in attesa di essere abitato dal soffio del teatro, dall’ispirazione e dalla voce. L’attore è questa figura inerte che, se non viene mossa dall’alito creativo della poesia, della musica, del gesto, rimane tale, rimane marionetta disanimata. La marionetta non è un corpo legnoso, per quanto in questo lavoro ci sia un riferimento al legno, ma più all’elemento della natura che viene eroso dal tarlo. Questo è solo uno dei capitoli dell’Atlante che è un mio libro di lavoro e che riguarda tutta l’esperienza dell’essere attore fin dalla sua infanzia, fin da quando scopre la bellezza dell’avventura e del pericolo.
La figura della marionetta è il perfetto sembiante, così inerte e vuota che può accogliere impulsi, condizioni, irruzioni improvvise e tragiche dell’accadere, corpo aperto alle voci dell’esistente che può essere il vento, un lupo solitario nella notte, il lamento di un bambino, voci interiori della materia stessa. La marionetta è l’emblema di questo corpo disponibile a farsi abitare, a farsi muovere. Riflessione poetica sull’origine della poesia, sul senso dell’azione scenica, sulle ragioni del corpo-attore disanimato e in silenzio, in attesa di anima.

23 novembre h22
Lenz Teatro | Sala Est

di e con Marcello Sambati
aiuto regia Elena Rosa
voci, suoni, testo  Marcello Sambati
frammenti musicali Gihja Kancheli e Niccolò Paganini
produzione Campo Barbarico Roma
coproduzione Armunia festival
in collaborazione con  Spazio Oscena Catania