Marcello Sambati, Malecore un giardino perduto, Kurumuny edizioni 2025.

Nella discesa che da Lecce degrada nella valle della Cupa, tra gli scavi dell’antica Rudiae e Lequile, profonde cave hanno cancellato i resti di una masseria e la terra che la ospitava, che un tempo fu giardino di molte vite: Malecore. Intorno a questi smembramenti, vagando nella valle, il viandante cerca una pedagogia dell’indicibile, un varco per l’originaria alleanza con la terra, un approdo tra le acustiche sovrane del suo mistero: parole e silenzi, voci d’amore e d’istinto, echi di esistenze ed esistenti. Nel cammino, tra luoghi verbi e tempeste, si ritrae nell’infanzia, indugia nella giovinezza, s’intrattiene nel futuro anteriore del passato. Racconta e si racconta. L’erranza lo conduce nei territori perduti dell’oblio, fino all’ante lucem dell’origine.

Su questa carta graffiando le pagine con cancellazioni e patimenti, la matita segue il sentiero che attraversa l’oblio, evoca qualche vecchia sorgente, tentando l’affioramento delle sue acque profonde. Persegue una scrittura  a favore della memoria della terra, che non può farsi parola ma fervore d’animo, dono improvviso, alleluia di un’incarnazione. A questo scopo si consuma, la matita, muovendosi come si muove ogni creatura, in cerca di una luce. Così è sempre la parte mancante che la muove, la parte che mai sarà presente. In attesa di un avvento compone questa costellazione di frantumi.

Per una maggiore conoscenza dei luoghi, degli eventi e delle voci di queste storie ascolta il podcast di Fabio Silei: chianca.radiodrammapervoci.it